
Le Avvolgenti in cera d’api sono nate da un blocco che mia suocera mi ha regalato ma io la cera d’api non la uso, ho imparato a sostituirla con le cere vegetali.
Ma questa l’ho voluta perché ha una storia tenera, di rispetto e di natura. Quella vera, non quella che immaginiamo raccontandoci cose che ci fanno stare in linea con i nostri pensieri.
La cera d’api che uso non è acquistata e soprattutto non è rubata alle api!
Viene dal periodo del Covid, in un momento in cui la natura ha prosperato libera dall’ingombrante presenza dell’essere umano, quello che crede di arrogarsi il diritto di comandarla e spiegarla a suo piacimento.
Arnie di un anziano apicoltore, lasciate vuote e poi ritrovate con un regalo delle api. Le arnie erano state abitate, qualcuno aveva vissuto lì dentro, prosperato, lavorato e poi se n’era andato.
Quando una colonia decide di migrare e abbandona l’arnia (un comportamento chiamato absconding), il nido può rimanere vuoto con le strutture di cera costruite dalle api.
Approfondimento qui
La cera è stata lasciata da uno sciame che ha abitato l’arnia e poi è migrato, lasciandola vuota.
Senza che sia stata toccata nemmeno una goccia del loro miele.
Con quel blocco in mano, indecisa sul da farsi, ho cercato di rendere giustizia a quel regalo, volevo qualcosa che non si consuma, qualcosa che custodisca e così sono nate loro.
Le Avvolgenti in cera d’api sanno di prato di montagna, di quei fiori con il gambo sottile e la testa grossa, che provano ad arrivare in alto e si piegano ai bombi cicciotti… ma non si spezzano mai.
Odorano di fieno, di sudore salato nei capelli che prudono… sanno di prato, quel prato che se non pizzica non è bello.
Quel blocco di cera selvatico, sporco di natura, che odora di vita l’ho purificata a mano, con una tecnica antica.
Non è stato romantico. È stato un lungo lavoro duro e noioso.
Queste Avvolgenti non sono levigate. Sono vive.
Le Avvolgenti in cera d’api nate da questa cera sono disponibili qui
Alla cera d’api ho aggiunto resina di pino e olio vegetale e con questa miscela ho impregnato tessuti di cotone che provengono da scampoli di un negozio storico che ha chiuso.

Sostituiscono la pellicola, servono per coprire, conservare, trasportare.
Pane, panini, frutta, formaggi.
Una ciotola in frigo.
Il pranzo fuori casa.
Il calore delle mani le rende morbide e modellabili. Si adattano alla forma e la mantengono.
Si lavano a mano, in acqua fredda o tiepida, con un detergente delicato.
Si lasciano asciugare all’aria.
Con il tempo la cera si attenua è normale.
Per ravvivarle basta qualche secondo tra due fogli di carta forno e un ferro da stiro a temperatura medio-bassa.
Non sono oggetti da tenere perfetti.
Sono fatti per essere usati in una cucina viva.










