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Le Zampette

Un piccolo progetto solidale

Le Zampette esistevano già.

Gli stampi a forma di zampetta stavano lì, ad aspettare qualcuno. Li avevo acquistati presa dalla tenerezza: scatoline a forma di zampa, grande e piccola. Troppo belle per essere relegate a semplici contenitori… e io troppo presa da collezioni, progetti, il sito, il negozio. Tutto correva.

Ogni tanto mi finivano tra le mani, a ricordarmi che facevano parte delle idee, ma non avevano ancora trovato il loro posto.

Aspettavano qualcosa.

Poi un giorno la mia amica Katja mi ha parlato di Egle, che a Torre del Greco si occupa di animali abbandonati con l’associazione “Con gli occhi di Alma”.

Io avevo già in mente da tempo di fare qualcosa per aiutare gli animali.

Quando Katja mi ha raccontato la storia di Egle, le due cose si sono incontrate.

E in quel momento le Zampette hanno trovato il loro senso.Un piccolo progetto solidale che cerca di fare qualcosa di concreto, anche da lontano.

Come funziona il progetto

Le Zampette sono candele e wax melts in cera di soia.

I contenitori a forma di zampa vengono colati a mano in gesso, uno ad uno, e poi riempiti con cera profumata.

Una parte del prezzo di ogni pezzo viene donata per sostenere il lavoro dell’associazione “Con gli occhi di Alma”, che a Torre del Greco si prende cura di animali abbandonati.

Ho scelto di essere molto chiara anche sui numeri:

  • Zampetta grande — 15,90€→ 10€ donati
  • Zampetta piccola — 7,90€→ 5€ donati
  • Wax melts — 10,90€→ 7€ donati

Ogni mese condivido sui miei social il totale delle donazioni raccolte.

Io trattengo solo il costo dei materiali per permettere al progetto di durare più a lungo, di restare magari un punto fermo nel tempo, anche cambiando le realtà da sostenere.

Il significato delle fragranze

Le fragranze delle Zampette non sono state scelte a caso.

Volevo che raccontassero qualcosa del legame tra il luogo dove nasce il progetto e il luogo dove gli animali vengono aiutati.

Alta montagna

È il profumo dei boschi intorno a Bolzano.

Resina, legno e aria fresca di montagna.È il paesaggio dove nasce questo progetto.

Brezza marina

È il profumo del mare di Torre del Greco.

Un modo simbolico per collegare due paesaggi lontani: la montagna da cui nasce il progetto e il mare dove vivono gli animali che vogliamo aiutare.

Lavanda

La lavanda è una pianta mediterranea molto diffusa.

In aromaterapia è tradizionalmente associata a calma, cura e protezione.

Mi sembrava il profumo più adatto per qualcosa che nasce proprio con questo intento.

Perché ho scelto di dichiarare le cifre

Nei progetti solidali spesso si legge semplicemente “una parte del ricavato”.

Io ho preferito dichiarare le cifre in modo molto chiaro: quanto costa ogni pezzo e quanto viene donato.

Non perché sia obbligatorio, ma perché quando si chiede alle persone di partecipare a un progetto solidale credo sia giusto che tutto sia trasparente.

Un progetto piccolo, ma reale

Le Zampette non sono una grande campagna.

Sono semplicemente un progetto nato dall’incontro tra un’idea che esisteva già e una storia che aveva bisogno di essere ascoltata.

Ogni Zampetta adottata significa qualche euro in più per aiutare animali che spesso non hanno nessuno.

E a volte anche le cose piccole possono diventare qualcosa di concreto.

Anche solo riempire una ciotola può diventare un gesto importante, perché significa non essere l’ennesima persona che non vede — o che finge di non vedere.

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Cera di soia: perché l’ho scelta

Non ho scelto la cera vegetale per moda. È stata una conseguenza naturale di tutto quello che facevo già.

Quando preparavo creme in casa, ho iniziato a informarmi sulle cere usate nei cosmetici, su cosa fossero davvero e da dove arrivassero. È stato lì che ho scoperto che la cera di paraffina è un derivato del petrolio.

Non l’ho mai utilizzata.

Non per ideologia, ma perché non aveva senso. Amo la natura, cerco di rispettarla, sono contro la sperimentazione animale. Volevo qualcosa di vegetale, qualcosa che fosse coerente con il resto della mia vita.

Quando ho iniziato a fare candele, la scelta era già fatta. Non c’è stato un vero dubbio, né confronti complicati tra materiali. Semplicemente, per me esisteva solo una direzione possibile.

La cera di soia mi è piaciuta subito. Ha un colore morbido, un profumo leggero, e quando si raffredda non diventa mai perfettamente liscia. Fa delle piccole onde, degli avvallamenti, superfici sempre diverse. Sembra una distesa di velluto con piccole piegoline. È una materia viva, che si muove e si assesta da sola. Ogni candela è leggermente diversa dall’altra. Ed è proprio questo che mi piace.

Amo produrre pezzi unici, oggetti che non sembrano usciti da uno stampo industriale. È anche per questo che colo quasi sempre le candele in contenitori realizzati da me. Polvere e acqua che si trasformano per accogliere una candela. Mi piace raccontare che è quasi una magia.

Per me la cera vegetale non è una scelta tecnica. È la stessa scelta che faccio quando raccolgo un’erba, preparo una conserva o accendo una candela la sera. Una scelta semplice, coerente con il modo in cui vivo.

Avrei potuto scegliere anche altre cere vegetali. Ce ne sono diverse, ognuna con le sue caratteristiche. Ma la soia mi è sembrata subito quella più vicina a me.

È una cera semplice, pulita, senza eccessi. Brucia lentamente, dura a lungo e lascia pochissima fuliggine. È biodegradabile e deriva da una risorsa rinnovabile.

Non è perfetta, come non lo è nulla di ciò che viene dalla natura. Ma è una scelta equilibrata, concreta, senza estremismi. Per me era quella più coerente.

Quella che aveva senso usare ogni giorno, senza pensarci troppo.