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Non ho iniziato con le candele

Non ho iniziato con le candele.

Da piccola andavo con mia nonna Nina per campi a raccogliere erbe selvatiche.

Era divertente, un po’ noioso, ma mi inorgogliva vedere la sporta che si riempiva.

Poi, da ragazzina, facevo gioielli.

Orecchini con piccole pigne o ghiande, piccoli fiori e piante incastonati nella resina, anelli con sassolini trasformati in piccole pietre preziose.

Mi piaceva raccogliere cose semplici e trasformarle, dargli un altro valore.

Quando sono tornata ad amare tutto quello che sapevo, a cui ero stata accompagnata, tutto è riapparso: le erbe, la natura.

Raccoglierle, riconoscerle, aspettare la stagione giusta, portarle a casa e trasformarle.

Un modo semplice e, fatto di gesti ripetuti e stagioni da aspettare.

Era il mio modo di sperimentare un mondo che conoscevo bene e che a un certo punto avevo ritenuto un po’ ridicolo, attratta dai viaggi e dalle metropoli.

A un certo punto però quel mondo è tornato, non come nostalgia, ma come scelta.

Mi sono appassionata alla cucina in modo naturale.

Il cibo non era più solo preparare qualcosa da mangiare, ma ricordi, nutrimento per l’anima, calore, condivisione, avere cura di sé o degli altri.

È come si prende la vita.

Da lì è arrivata anche la voglia di fare sempre più cose da sola, senza scorciatoie.

Ho una grande passione per l’autoproduzione: conserve, marmellate, frutta sciroppata, verdure del mio balcone.

Autoproduco quasi tutto. Mi piace imparare, sperimentare.

Le erbe sono tornate al centro di tutto, come all’inizio.

Ho iniziato a fare candele perché la mia passione era raccogliere erbe selvatiche, trasformarle in oleoliti e farci creme e saponi.

Ma non posso venderli.

Condividerli solo con amici e parenti, a un certo punto, non bastava più.

Volevo raccontare la mia visione anche fuori.

Le candele sono arrivate così: non come un’idea commerciale, ma come una forma possibile per portare quella stessa filosofia dentro un oggetto semplice e quotidiano.

Così ho pensato che, facendo candele in un certo modo, avrei potuto offrire un’alternativa.

Da queste storie nascono le mie candele.

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Dove nasce AriA

Io vivo a Bolzano, in Alto Adige o Südtirol, va bene uguale.

È una città da centomila abitanti in una conca, caldissima d’estate.

Ma sono cresciuta tra i monti, e lì l’aria atavica si respira davvero.

Vengo da una famiglia semplice.

Mio papà aggiusta tutto: nulla si spreca, tutto si riutilizza.

Si vive rispettando: non si spreca il cibo, non si maltrattano gli animali, la natura, le persone.

Ci si affeziona a tutto: alla casa, alle auto, al cortile, alla vecchia gomma dell’acqua rossa e gialla che ci ha dissetato nelle calde giornate di sudore, risate e ginocchia sbucciate.

La montagna è il mio grande amore.

D’inverno c’è la neve ghiacciata sotto gli sci, l’aria fatta di spilli sulle guance che si arrossano e sulle dita che pizzicano.

La stanchezza felice che accompagna il brodo caldo sotto le coperte, che appesantisce le palpebre.

La montagna d’estate è diversa.

È caldo, il sole che brucia la faccia e ti fa ridere, i mille fiori di campo che sono stupendi anche se puzzano un po’ di pipì, le api che ronzano e i bombi cicciotti che succhiano il nettare appesi un po’ storti su fiori sul punto di spezzarsi… ma che non si spezzano mai.

Le api no, loro sono serie.

Fanno lavoro di squadra, vanno avanti e indietro con le zampette piene di polline e accade la magia: lo trasformano in miele.

Ci hanno insegnato a dire grazie alle api, al loro lavoro e al miele che ci hanno donato quando d’inverno la gola brucia.

Poi diventi adolescente e la montagna diventa noiosa.

Arrampicarsi, sciare, solo stare…

Gli adolescenti non stanno bene da nessuna parte perché ancora non sanno qual è il loro posto nel mondo.

Io l’ho capito diventando mamma:

ho capito che il segreto non è andare, ma riuscire a stare.

A stare nelle piccole cose,in un fiore un po’ ammaccato tenuto in un pugnetto chiuso,

nell’amore per quello che ci circonda.

Ma in fondo lo sapevo da sempre dove stava la felicità.

Mio figlio tiene in mano le api, è incredibile: nessuna lo ha mai punto.

Si avvicina, gli parla, appoggia la mano e le tiene sul palmo.

Senza costringerle, loro ci stanno e poi volano via.

Questo è Ari.

E insieme la nostra famiglia è AriA.

Da queste storie nascono le mie candele.